Gastrite, reflusso, colesterolo alto e gonfiore. Cosa può fare davvero l’alimentazione?
Molto di questi disturbi migliorano o scompaiono con un piano alimentare costruito sulla tua situazione reale. Non con una dieta generica e neppure con eliminando tutto.
Ma con un percorso su misura seguito nel tempo.
Se sei qui, probabilmente conosci bene la sensazione di avere un disturbo che si trascina da mesi o addirittura da anni.
Magari hai già preso farmaci, hai provato eliminando dei cibi e magari hai anche cercato una soluzione online.
Probabilmente hai trovato molte informazioni che si contraddicevano, magari hai anche provato qualche consiglio di amici e parenti, che però non ha funzionato.
Non è strano è il problema di lavorare senza un professionista che conosce la tua storia.
Devi sapere che ogni piano generico che non tenga conto di come vivi, di cosa mangi davvero e di come risponde il tuo corpo non può funzionare.
I disturbi che tratto più spesso in studio sono questi, li conosco bene e so che c’è quasi sempre qualcosa che si può fare con l’alimentazione, anche quando sembra di aver già tentato di tutto.
Gastrite quando lo stomaco segnala che qualcosa non va
La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica. I sintomi più comuni sono bruciore allo stomaco, dolore nella parte alta dell’addome, nausea, senso di pesantezza dopo i pasti.
Molte persone convivono con questi disturbi per anni, alternando periodi di calma a periodi di riacutizzazione.
i farmaci spesso aiutano nel breve periodo, ma non risolvono il problema alla radice se non si interviene anche su quello che si mangia e su come lo si mangia.
Cosa fa peggiorare la gastrite:
- Caffè a stomaco vuoto
- Alcolici, anche in piccole quantità
- Cibi molto acidi o molto grassi consumati in modo disordinato
- Stress cronico non gestito
Cosa fa la differenza nel percorso?
Non si tratta di eliminare tutto, ma di capire quali sono gli alimenti e quali le abitudini che innescano la risposta infiammatoria nel tuo specifico caso. Così da poter costruire un piano che tenga conto anche di come vivi, non solo di cosa ti fa male sulla carta.
Reflusso gastroesofgeo non è solo colpa dell’acidità
Il reflusso è uno dei disturbi più frequenti che gestisco in studio. Il bruciore che risale verso la gola, la sesanzione di rigurgito e a volte la tosse secca o il mal di gola cronico che all’apparenza non hanno una spiegazione.
Molte persone lo trattano con prodotti con l’acidità che a volte funzionano anche per anni, ma nel momento in cui si smette di prenderli i sintomi ritornano.
Questo perché il farmaco controlla l’acidità ma non modifica le abitudini che producono il reflusso.
Le abitudini che peggiorano il reflusso
- Coricarsi subito dopo il pasto
- Pasti abbondanti e veloci
- Eccesso di cibi grassi, fritti o molto conditi
- Fumo
- Abiti stretti che comprimono l’addome
Cosa può cambiare con l’alimentazione?
L’obiettivo non è azzerare l’acidità gastrica che è necessaria per digerire, ma ridurre la pressione sul cardias e costruire abitudini alimentari che non lo stressino.
Un piano che consideri le tue abitudini reali, non solo una lista di cibi vietati.
Colesterolo alto l’alimentazione conta, ma non funziona da sola senza capire il perché
Quando il medico ti segnala i valori del colesterolo fuori norma, la prima reazione di molte persone è eliminare i grassi. Il risultato spesso è una dieta più povera e valori che non cambiano di molto.
Questo perché il colesterolo non dipende solo da quello che mangi, il fegato ne produce automaticamente. La relazione tra grassi alimentari e colesterolo nel sangue è più complessa di quello che si legge online.
Quello che ho imparato nell’industria alimentare
Prima di diventare nutrizionista, ho lavorato per anni come Quality Control Manager nel settore alimentare.
Quando si parla di grassi negli alimenti industriali, Omega 6, grassi idrogenati, oli raffinati li conosco dall’interno. So come vengono trasfromati i cibi prima di arrivare sulle nostre tavole e so perché certi prodotti confezionati che sembrano “leggeri” possono incidere sul profilo lipidico più di quanto si creda.
Cosa può fare il piano alimentare?
- Ridurre i grassi saturi in eccesso, senza eliminare i grassi buoni
- Aumentare la fibra solubile, che aiuta a modulare l’assorbimento del colesterolo
- Scegliere meglio tra i prodotti industriali, imparando a leggere le etichette
- Integrare il movimento fisico nel percorso, perché l’attività aerobica è uno dei fattori che incide si più sul colesterolo HDL
Il gonfiore addominale non è sempre quello che sembra
Il gonfiore è uno dei disturbi più sottovalutati. Molte persone lo considera normale pensando ” ho sempre avuto lo stomaco così” o lo attribuiscono genericamente ai carboidrati o al glutine.
In realtà il gonfiore addominale può avere origine molto diverse come fermentazione intestinale, intelleranze specifiche, cattive abitudini alimentari, ritenzione idrica o una combinazione di tutto questo.
Senza capire quale sia la causa del tuo caso, eliminare in modo generico porta spesso a una dieta più povera senza risultati reali.
Cosa peggiora il gonfiore
- Pasti troppo veloci e masticazione scarsa
- Eccesso di zuccheri fermentabili in persone sensibili
- Scarsa idratazione
- Sedentarietà
- Stress, che agisce direttamente sull’intestino
Cosa serve davvero?
Un’analisi della tua storia alimentare, delle tue abitudini e dei tuoi sintomi. Solo partendo dal li si costruice un piano che riduca il gonfiore senza svuotare il piatto di tutto.
Non riesci a dimagrire, probabilmente il problema non è la forza di volontà
Se hai già provato una o più diete e non hai ottenuto i risultati che speravi o li hai ottenuti e poi persi non è una questione di disciplina. Quasi sempre è una questione di metodo.
Le diete molto restrittive funzionano nel breve periodo, poi il corpo si adatta e il metabolismo rallenta, così anche la motivazione cala. E questo fa si che si ricominci da zero ogni volta.
Perché le diete standard falliscono?
- Non tengono conto di come vivi davvero
- Non considerano i disturbi (gastrite, colesterolo, ritenzione) che influenzano la risposta del corpo
- Non prevedono un support nel tempo quando arriva la difficoltà, non c’è nessuno
- Puntano al peso sulla bilancia, non alla composizione corporea reale.
Come lavoro su questo:
Il punto di partenza non è il numero sulla bilancia, ma la bioimpendenziometria, un’esame che misura massa grassa, massa muscolare e idratazione in modo preciso. Da li costruiamo un piano che agisce sulla tua composizione corporea reale, non su una perdita di peso che potrebbe essere acqua o massa muscolare.
E poi c’è il supporto ogni settimana su Whatsapp. Perché le abitudini cambiano nella quotidianità, non durante la visita mensile.
Perché il mio sguardo sul cibo è diverso?
Prima di diventare nutrizionista, ho trascorso anni come Quality Control Manager nell’industria alimentare ittica. Controllavo la qualità degli alimenti prima che arrivino sulle tavole delle persone.
Quello che ho visto dall’interno mi ha cambiato il modo di guardare il cibo e oggi lo uso ogni giorno con i miei pazienti.
Quando parlo di etichette, di omega 3, omega 6, conservanti, oli raffinati e cibi ultra-processati non leggo le stesse cose che leggi tu online.
le ho viste produrre è una prospettiva che nessun altro nutrizionista dell’area può darti.
Hai uno di questi disturbi da tempo e non hai trovato una risposta che funzioni davvero?
Prenota la prima visita, in circa 90 minuti mi racconti la tua storia alimentare, facciamo la bioimpendenziometria e costruiamo assieme un quadro chiaro della tua situazione.
Non è un appuntamento veloce è il punto di partenza per capire cosa ti sta succedendo davvero e da dove iniziare.