Categoria: Salute e Benessere

  • Cosa c’è davvero dentro i cibi industriali

    Cosa c’è davvero dentro i cibi industriali

    Quando consigli i cibi per una percorso nutrizionale, tengo sempre in grande considerazione come far evitare il più possibile i cibi industriali. 

    Prima di diventare nutrizionista ho lavorato come Quality Control Manager nel settore ittico. Il mio lavoro era controllare la qualità degli alimenti prima che arrivassero sugli scaggali, ho visto come vengono prodotti, trasformati e trattati.

    Quello che ho imparato non è una lista di nemici da eliminare è la prospettiva diversa su come leggere un prodotto e su cosa significa davvero “naturale”, “light” e “senza conservanti”.

    Cosa sono gli alimenti ultra processati e come riconoscerli

    La classificazione più usata in nutrizione per distinguere i livelli di lavorazione degli alimenti è la suddivisione in 4 gruppi, in base al grado di trasformazione industriale. 

    frutta e verdura

    Gruppo 1: Alimenti non processati o minimamente processati come frutta, verdura, carne, pesce, uova, legumi, cereali integrali e latte. Alimenti come li offre la natura o con trasformazioni minime (essicazione, bollitura, congelamento)

    Gruppo 2: Ingredienti culinari processati come olio, burro, farina, zucchero e sale. Non  si mangiano da soli, servono per cucinare

    Gruppo 3: Alimenti processati come formaggio stagionato, pane artigianale, pesce in scatola e verdura in salamoia. Hanno subito trasformazioni  per conservarli o migliorarne il sapore, ma gli ingredienti sono riconoscibili. 

    Gruppo 4: Alimenti ultra processati sono formulazioni industriali create per aumentare la vita dell’alimento.

    Gli additivi cosa sono e quanto preoccupano davvero

    Gli additivi  alimentari sono sostanza aggiunte agli alimenti per uno scopo tecnologico, conservarli più a lungo, migliorarne il colore, la texture, il sapore e la stabilità.

    Additivi con profilo di sicurezza solido:

    • La vitamina C (acido ascorboco, E300) usata come antiossidante.
    • I lecitini di girasole o soia (E322) come emulsionanti
    • Il sale, lo zucchero e l’aceto come conservanti tradizionali

    Additivi su cui ci sono domande aperte:

    Nitriti e nitrati (E249 -E252) usati nei salumi per conservare e dare il colore rosa. La ricerca dimostra un’associazione con certi tumori del colon retto in caso di consumo elevato. Non significa che consumarne ogni giorno non è la scelta migliore. 

    Colorati azoici (E102. E110, E122, E124, E129) usati in alcuni prodotti per bambini e snack colorati. In Europa è obbligatorio riportare l’avvertenza “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”

    Dolcificanti intensivi (aspartame, acesulfame K e suclarosio) sono usati nei prodotti “light” e “zero zuccheri”. Il dibattito scientifico è ancora aperto sull’effetto sul microbiota e sulla risposta glicemica. 

    Cosa ho visto nell’industria?

    Gli additivi vengono spesso usati per correggere i limiti della materia prima o del processo produttivo. Un pesce non freschissimo può sembrare migliore con i giusti corettore. Un prodotto che altrimenti durerebbe 3 giorni ne dura 30. Non è il male, ma cambia la relazione con l’alimento originale. 

    I grassi idrogenati perché sono il problema vero nei prodotti confezionati

    Questo è un tema che conosco dall’interno in modo molto diretto. 
    I grassi vegetali, oli di semi, palma, colza, allo stato naturale sono liquidi a temperatura ambiente. Per renderli solidi, stabili e adatti ai prodotti confezionati, vengono idrogenati. 
    Un processo indutriale che modifica la struttura chimica degli acidi grassi. 
    Il risultato sono i grassi trans artificiale, o grassi idrogenati, che permettono di:

    • Rendere i prodotti più sodi e lavorabili
    • Allungare notevolmente la shelf life
    • Ridurre i costi rispetto al burro

    Il problema è che i grassi trans artificiale hanno un effetto molto negativo sul profilo lipidico: aumentano il colesterolo LDL (il “cattivo”) e abbassano il colesterolo HDL (il “buono”) la doppia azione peggiore che un alimento possa avere per il rischio cardiovascolare.

    Sciroppo di glucosio – fruttosio lo zucchero nascosto che non sai di mangiare

    zuccheri

    Il fruttosio è lo zucchero naturale della frutta. Nell’industria alimentare viene prodotti industrialmente a partire dall’amico di mais e usato in forma di sciroppo contenuto nel fruttosio.

    É più dolce del saccarosio, costa meno e si comporta meglio in molte applicazioni industriali (mantiene l’umidità, non cristallizza, migliora la texture).

    Il fruttosio metabolizzato quasi esclusivamente dal fegato, che lo converte preferenzialmente in grasso. Un eccesso cronico di fruttosio contribuisce all’accumulo di grasso epatico, aumenta i trigliceridi e ha un effetto minore sulla sazietà rispetto al glucosio.

    Dove lo trovi?

    • bibite e succhi industriali
    • yogurt aromatizzati
    • cereali da colazione
    • salse e condimenti (ketchup, barbecue, salse per pasta)
    • prodotti “light” dove si riduce il grasso ma si aggiunge dolcificante

    Come leggere un’etichetta quello che devi guardare davvero

    Molte persone guardano prima la tabella nutrizionale (calorie, grassi e zuccheri), questo è utile ma non racconta tutta la storia. 

    La lista degli ingredienti è più informativa: Sono elencati in ordine decrescente di quantità. Il primo infrediente è quello presente in maggiore quantità, l’ultimo è quello presente in minore quantità. 

    Se il secondo o il terzo ingrediente è zucchero (in qualsiasi forma: glucosio, fruttosio, sciroppo di mais, saccarosio o maltodestrine) il prodotto è essenzialmente zuccherato, indipendentemente da cosa dire il fronte della confezione.

    Segnali di allerta nella lista ingredienti:

    • Più di 5-6 ingredienti  (non è una regola assoluta, ma un indicatore di trasformazione)
    • Ingredienti con nomi che non riconosci
    • “Amido modificato” nei prodotti dove non te lo aspetteresti
    • “Aromi” senza specificazione (possono essere naturali o artificiali)
    • Oli vegetali senza specificazione del tipo (spesso palma o colza raffinata)

    Segnali che il prodotto è più semplice:

    • Lista breve con ingredienti riconoscibili
    • Il primo ingrediente è l’alimento principale (es “tonno”, nei filetti di tonno, non “acqua”)
    • Nessun additivo con numero E, o solo quelli con funzione chiara (acido citrico come acidificante, tocoferoli come antiossidanti)

    I cibi industriali non sono il nemico, il punto è la consapevolezza

    Dopo tutto questo, voglio dire una cosa molto chiaramente.

    Non si vive senza cibi industriali, non è realistico ne necessario.

    La pasta è un prodotto industriale, il formaggio confezionato è un ottimo prodotto industriale, le sardine in scatola sono un prodotto industriale e sono un’ottima fonte di omega 3.

    Il punto non è eliminare tutto ciò che ha più di 3 ingredienti, il punto è un altro.

    • Saper distinguere tra un alimento processato e uno ultra processato
    • Sapere leggere un’etichetta abbastanza da fare scelte consapevoli
    • Non affidarsi al marketing del fronte della confezione

    Quello che ho visto nell’industria mi ha cambiato il modo di fare la spesa, non mi ha fatto diventare paranoico, mi ha dato gli strumenti per scegliere meglio.
    Questo è quello che cerco di trasmettere ai miei pazienti: non la lista di cosa vietare, ma la capacità di capire cosa stanno mangiando.

    Vuoi capire cosa stai mangiando davvero e costruire un’alimentazione che funzioni?

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  • Colesterolo alto cosa mangiare davvero

    Colesterolo alto cosa mangiare davvero

    Quando il medico dice “hai il colesterolo alto”, la prima  reazione di molte persone è eliminare i grassi.
    Niente burro, niente formaggi, niente uova una dieta quasi priva di grassi.

    Il risutlato, spesso è una dieta più povera e valori che non cambiano granchè, ma perchè succede?

    Perché il colesterolo non funziona così e sopratutto l’alimentazione conta, ma non da sola e non in un modo così diretto, sopratutto non con quella logica. 

    Cos’è il colesterolo e perchè non è solo “colpa” di quello che mangi

    Il colesterolo è una molecola grassa prodotta principalmente dal fegato. Serve a costruire le membrane cellulari, a produrre ormoni (incluso il testosterone e gli estrogeni), la vitamina D e gli acidi biliari che aiutano i digerire i grassi. 

    colesterolo alto

    Il corpo ne produce autonomamente circa il 70 – 80% del totale, il restante 20 – 30 % arriva dall’alimentazione.

    Questo vuol dire che eliminare completamente i grassi dalla dieta non azzera il colesterolo, perché il fegato compensa, producendo di più  se ne riceve di meno dall’esterno.

    La distinzione che conta davvero:

    • Colesterolo LDL trasporta il colesterolo dal fegato ai tessuti, in eccesso può depositarsi nelle arterie, è quello che “preoccupa” il medico. 
    • Colesterolo HDL trasporta il colesterolo dei tessuti al fegato  per esere eliminato, più alto è meglio è
    • Trigliceridi un’altra forma di grasso del sangue, spesso alta quando si consuma no troppi zuccheri o alcol

    Il colesterolo “totale”  da solo dice poco, quello che conta è il rapporto tra LDL, HDL e trigliceridi.

    Cosa nella tua alimentazione incide davvero sul colesterolo LDL

    Non tutti i grassi fanno la stessa cosa, questa è la distinzione più importante che molto persone non conoscono.

    Grassi saturi come burro, struttuo, carni grasse, formaggi stagionati, olio di cocco e di palma. Aumentano il colesterolo LDL in eccesso non significa eliminarti tutti, ma ridurli sopratutto quelli nascosti nei prodotti industriali.

    Grassi trans (grassi idrogenati, margarine, molti biscotti e snack industriali) i più problematici perché aumentano LDL e abbassano HDL contemporaneamente. Sono la combinazione peggiore per il profilo lipidico. Moti prodotti confezionati li contengono.

    Grassi insaturi (olio extravergine d’oliva, frutta secca, avocado, pesce azzurro) Aiutano a ridurre LDL e ad aumentare HDL. Sono i grassi “buoni”, manon per questi si possono consumare in qualità limitate. 

    Zuccheri e carboidrati raffinati questo è quello che sorprende molte persone, un eccesso di zucchero e carboidrati raffinati (pane bianco, docli, bevande zuccherate) aumentano i trigliceridi e possono abbassare HDL, peggiorando il profilo lipidico anche senza mangiare molti grassi.

    Cibi che aiutano a ridurre il colesterolo LDL

    Ci sono alimenti che hanno dimostrato un effetto positivo sul profilo lipidico, non come “rimedi miracolosi” ma come parte di un’alimentazione equilibrata.

    legumi

    Fibra solubile la fibra solubile forma una sorta di gel nell’intestino che rallenta l’assorbimento del colesterolo alimentare e ne favorisce l’eliminazione attraverso le feci.

    Fonti di fibra solubile:

    • Avena e crusca d’avena
    • Legumi (lenticchie, ceci, fagioli)
    • Mele, pere prugne)
    • Psylium (in forma di integratore se indicato)

    Acidi  grassi omega 3 riducono i trigliceridi e hanno un effetto antiinfiamatorio. Si trovano in:

    • pesce azzurro (sardine, sgombro, aringa, salmone)
    • noci
    • semi di lino e semi di chia

    Frutta secca a guscio come noci, mandorle, pistacchi, contengono grassi insaturi, fibra e fitosferoli, che aiutano a modellare il colesterolo LDL. Consumati in quantità moderate (circa 30g. al giorno) come spuntino sostituiscono gli snack industriali e fanno bene al profilo lipidico.

    Olio extravegine di oliva il grasso principale della dieta mediterranea. Ricco di acido oleico (omega 9) e polifenoli con effetto antiinfiammatorio, è da preferireal burro nei condimenti.

    Folifenoli sono sostanze vegetali che competono con il colesterolo nell’assorbimento intestinale. Presenti naturalmente in oli vegetali, frutta secca, semi e legumi. In alcuni alimente vengono aggiunti artificialmente come nella margarine arricchite,  ma in qul caso è meglio preferire delle fonti naturali. 

    Il ruolo dell’attività fisica, quello che l’alimentazione da sola non può fare

    Questo è uno dei punti che più sorprendono i pazienti, l’attività fisica aerobica è uno dei fattori che incide di più sul colesterolo HDL quello “buono”

    Uomo che fa sport in bicicletta

    Camminare 30-40 minuti al giorno a passo sostenuto, fare nuoto, andare in bicicletta sono interventi che nel tempo alzano HDL in modo significativo, quelacosa che l’alimentazione da sola  fa con più difficoltà.

    Questo non significa che la dieta per il colesterolo non conti, significa che un percorso che lavora sulo sull’alimentazione, ignorando il movimento ottiene risultati parziali. Nel mio lavoro, l’attività fisica fa sempre parte del piano, non come aggiunta ma come componente integrata.

    Dieta colesterolo cosa funziona davvero vs cosa si sente in giro

    Devo eliminare le uova. Le uova contengono colesterolo alimentare, ma la ricerca dimostra che per la maggior perte delle persone 4-6 uova a settimana non sono un problema. Se hai una condizione specifica (Ipercolesterolomia famigliare) la valutazione cambian, ma non è il caso della maggior parte delle persone.

    L’olio di cocco è sano per il colesterolo. L’olio di cocco è ricco di grassi saturi, non è il grasso migliore per chi uole migliorare il profilo lipidico.

    I cibi light abbassano il colesterolo, Un alimento “light”  ha meno grassi o calorie, ma può contenere più zucchero i grassi idrogenati per compensare. leggere la lista degli ingredienti è sempre più informativo del logo sul fronte della confezione

    le statine risolvono tutto. Le statine sono farmaci efficaci e spesso necessari, sopratutto in caso di rischio cardiovascolare elevato. Ma anche chi le prende trova beneficio da un’alimentazione corretta. I farmaci abbassano il colesterolo ma non migliorano le abitudini che lo producono.

    Quando l’alimentazione non basta: Ipercolesterolemia famigliare

    In alcune persone il colesterolo alto non dipende principalmente dall’alimentazione, ma da un predisposizione genetica, si chiama ipercolesterolemia  famigliare. In questi casi il fegato produce quantità eccessive di colesterolo LDL indipendentemente da quello che si mangia.

    Se i valori sono molto alti fin da gioani, se famigliari diretti hanno avuto eventi cardiovascolari precoci o se i cambiamenti alimentare non portano miglioramenti significativi vale pa pena fare una valutazione approfondita con il medico.
    L’alimentazione aiuta anche in questi casi, ma spesso è necessario abbinarla ad una terapia farmacologica.

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  • Gastrite cosa mangiare e cosa evitare

    Gastrite cosa mangiare e cosa evitare

    Se stai cercando una lista di cibi si e cibi no per la gastrite, la troverai qui.

    Ma ti dico subito una cosa, non è quella lista a fare la differenza, quello che davvero conto è capire perché certi alimenti ti fanno stare male e costruire un’alimentazione che funzioni per la tua vita, non per una gastrite generica- 

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    cibi gastrite

    Cos’è la gastrite e perché non scompare da sola

    La gastrite è un infiammazione della mucosa gastrica, lo strato che riveste lo stomaco dall’interno e lo protegge dall’acidità. Quando questa mucosa si irrita o si infiamma, compaiono i sintomi che chi ne soffre conosce bene.

    I sintomi più frequenti:

    • Bruciore o dolore nella parte alta dell’addome
    • Senso di pesantezza dopo i pasti
    • Nausea a volte vomito
    • Eruttazioni frequenti
    • Perdita di appetito

    Molte persone  convivono con questi sintomi per mesi o per anni, prendono un antiacido quando il bruciore è forte, evitano due o tre cibi e vanno avanti.
    Il problema è che così non si risolve nulal alla radice si gestisce il sintomo, non la causa. 

    L’alimentazione da sola non cura la gastrite, ma può fare moltissimo per ridurre la frequenza d l’intensità dei sintomi e per aiutare la mucosa a recupare.
    Sempre che sia costruita sulla tua situazione reale, non copiata da un foglio generico. 

    Sintomi della gastriste: quando l’alimentazione c’entra davvero

    Non tutti i disturbi allo stomaco dipendono dall’alimentazione, ma in molti casi si. 

    Sopratutto nelle gastriti croniche non infettive, c’è una relazione diretta tra quello che mangi, come lo mangi e come ti senti. 

    Segnali che l’alimentazione gioca un ruolo:

    • I sintomi peggiorano dopo certi pasti o certi cibi
    • Stai meglio nei periodi in cui mangi in modo più regolare
    • Il bruciore compare sopratutto a stomaco vuoto o molte ore dopo aver mangiato
    • Noti un collegamento tra stress, irregolarità dei pasti e riacutizzazioni

    Se riconosci questi patter, lavorare sull’alimentazione con un professionista può fare la differenza concreta.

    Alimenti da eitare con la gastrite

    frittura

    Una premessa necessaria, non esiste una lista universale.
    Quello che peggiora i sintomi in una persona può essere molto neutro in un’altra.

    Detto questo  ci sono alimenti e abitudini che la ricerca e l’esperienza clinica indicano come frequentemente problematici. 

    Alimenti che spesso aggravano la gastrite:

    • Caffè a stomaco vuoto stimola la secrezione acida senza cibo che la tamponi
    • Alcolici irritano direttamente la mucosa gastrica, anche in piccole quantità e anche il vino
    • Cibi molto grassi e fritti rallentano lo svuotamento gastrico e aumentano il tempo di esposizione dell’acido
    • Salumi e insaccati ricchi di sale e additivi spesso irritanti
    • Bevande gassate aumentano la pressione intragrastica e favoriscono l’eruttazione e il reflusso
    • Spezie forti e peperoncino non per tutti, ma in molte persone con mucosa già infiammata peggiorano i sintomi
    • Cioccolato e menta rilassano lo sfintere esofageo inferiore, favorendo il reflusso

    Un’abitudine che conta quanto gli alimenti mangiare in fretta senza masticare tra un boccone e l’altro. Lo stress meccanico del cibo non ben masticato aggrava il lavoro dello stomaco. 

    Cosa mangiare con la gastrite gli alimenti che aiutano

    La buona notizia è che ci sono molti alimenti che non irritano la mucosa e che anzi possono supportare la digestione.

    dieta gastrite

    Alimenti generalmente ben tollerati

    • Cereali non integrali in fase acuta (riso, patate, pane bianco) più facili da digerire rispetto all’integrale quando lo stomaco è irritato.
    • Verdure cotte zucchine, carote, patate, fagiolini sono meno irritanti di quelle crude
    • Proteine magre pollo, tacchino, pesce magro, uova sono nutrienti e facilmente digeribili
    • Yogurt bianco non zuccherato in molte persone aiuta il microbiota e non irrita la mucosa.
    • Banane e mele cotte tra i frutti meglio tollerati
    • Brodo vegetale leggero idratante e facile da digerire
    • Olio extravergine di oliva a crudo in quantità moderate è tra i grassi più digeribili.

    Cosa funziona davvero?
    Non tanto i singoli alimenti, quanto la regolarità dei pasti. Mangiare ogni 3-4 ore senza saltare i pasti e senza attendere  di avere fame intensa, aiuta a mantenere un livello di acidità gastrica più stabile.

    La colazione con la gastrite, un momento critico

    La mattina è spesso il momento peggiore per chi soffre di gastrite. Lo stomaco è vuoto, l’acidità è più alta  e il caffè per molti è il primo gesto automatico, ma arriva diretto sulla mucosa gastrica. 

    Cosa cambiare nella colazione:

    • non bere caffè a stomaco completamente vuoto, mangia prima qualcosa anche solo una fetta biscottata
    • se il caffè ti da problemi prova a ridurlo o a sostituirlo temporaneamente con orzo o tisane non acide
    • evita succhi di frutta confezionati a stomaco vuoto sono più acidi di quanto sembri. 
    • prediligi cibi che non stimolano eccessivamente la secrezione acida: cereali, yogurt, uova strapazzate.

    Una colazione che non stressi lo stomaco al mattino può cambiare radicalmente come ti senti per il resto della giornata. 

    Errori comuni che peggiorano la gastrite

    Nel lavoro quotidiano con i pazienti vedo spesso gli stessi errori ripetersi, non perchè le persone non ci provino, ma perché nessuno glieli ha mai indicati chiaramente. 

    I più frequenti!

    Eliminare troppo in una volta. Chi scopre di avere la gastrite tende a eliminare tutto, caffè, alcol, pomodoro, fritti, latte e glutine. Il risultato è una dieta talmente povera da diventare insostenibile e quando si torna alle abitudini precedenti i sintomi tornano con più forza.

    Saltare i pasti. Farlo non fa “riposo” allo stomaco ma lo espone all’acidità senza la protezione del cibo. Il digiuno prolungato peggiora spesso i sintomi

    Mangiare troppo velocemente. Il tempo che dedichiamo ai pasti conta quanto i cibi che scegliamo. Un pasto mangiato in 5 minuti di fretta è uno stress meccanico aggiuntivo per uno stomaco già irritato.

    Aspettarsi risultati immediati. La mucosa grastrica si ripara nel tempo. I miglioramente nell’alimentazione si vedono in settimane, non in giorni. Chi si aspetta un effetto rapido spesso abbandona  troppo presto. 

    Non considerare lo stress. Il sistema nercoso autonomo e l’intestino comunicano costantemente. Lo stress cronico aggrava i sintomi digestivi e nessun piano alimentare  funziona al meglio se questo fattore viene ignorato. 

    Bevande gassate un problema sottovalutato

    Le bevande gassate come acqua frizzante, bibite e birra aumentano la pressione all’interno dello stomaco. 

    Provocando l’episodio di reflusso o eruttazione acida.

    Per molte persone con gastrite passare dall’acqua frizzante  all’acqua naturale durante i pasti riduce già i sintomi in modo significativo. Non è una soluzione definitiva ma è una modifica semplice che vale la pena provare. 

    Gastrite e lavoro come gestirla quando hai poco tempo

    Una delle difficoltà più concrete che sento dai pazienti non è “non so cosa mangiare” ma “non riesco a mangiare regolarmente con i ritmi che ho”.

    Pasti saltati, pranzi veloci fuori casa, cena tardi la sera è la realtà di molte persone e la gastrite in questi caso non è una scusa è una conseguenza diretta. 

    Un piano aliemtnare che funzioni deve tenere conto di questa realtà, non ingonirarla.

    Questo vol dire trovare soluzioni pratica come cosa portarsi da casa, cosa ordinare fuori, come strutturare i pasti nei giorni più caotici. Non una dieta da manuale, ma un percorso che si adatta alla tua vita reale. 

    Quando serve un professionista 

    Se hai sintomi lievi e occasionali modificare alcune abitudini almentari può bastare. Meno caffè a stomaco vuoto, pasti più regolare, meno alcol. Molte persone ottengono un miglioramento significativo con queste piccole correzioni. 

    Se invece:

    • I sintomi durano da mesi o anni
    • Hai già provato a modificare l’alimentazione senza risultati stbaili
    • Il medico ha riscontrato una gastrite su esami o biopsia
    • I farmaci ti aiutano solo temporaneamente

    Allora ha senso costruire un percorso con un professionista, non perché sia complicato, ma perchè senza un quadro completo sulla tua situazione, la tua storia, le tue abitudini, il tuo stile di vita è difficile trovare la soluzione giusta. 

    Hai la gastrite da tempo e non hai trovato un’alimentazione che funzioni davvero?

    Iniziamo dalla tua situazione reale.
    La prima visita dura circa 90 minuti, mi racconti la tua storia alimentare, facciamo la bioimpendenziometria e costruiamo insieme un quandro chiaro di cosa succede decidendo da dover partire. 

    Non è un appuntamento veloce è il punto di partenza per smettere di gestire il sintomo ed iniziare ad affrontare la causa. 

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